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Lina Viglione – Cielo

Impariamo a guardare sempre il cielo per capire la grandezza della vita, anche se di giorno con un bel azzurro ci sono le nuvole bianche, la notte il cielo stellato, il tramonto, l’alba Ma è stupendo anche il temporale, le soffici piogge d’autunno. Guardando il cielo si sa che dopo il temporale spunta l’arcobaleno, e anche gli acquazzoni possono essere piacevoli. Tutto questo ce lo insegna la natura. E così anche con la vita. Anche quando siamo bagnati dalla pioggia e ci sentiamo tristi dovremmo pensare che il prima o poi il sole arriverà insieme a tanta felicità. Comunque: Quando si ama la vita, tutto è più bello. Infondo ci sono due modi di vivere: uno sta nel ritenere impossibile il miracolo, l’altro nel ritenere ogni cosa un miracolo.

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    A volte è molto complicato voltare pagina, soprattuto se quella cosa ci ha fatto soffrire ma qualche anche sorridere. Io ho alle spalle un infanzia tristissima ho saputo voltare pagina ma non subito, prima di voltarla tornavo a sfogliare le pagine perché mi mancavano moltissime le cose che avevo vissuto, vivevo solo di ricordi.Ma poi piano piano quella pagina è riuscita a voltarsi una volta per tutte, e poi si aprì un un nuovo capitolo stupendo da cui non avrei mai voluto uscire. Principalmente è molto dura voltare pagina, ma piano piano e con tanta forza di determinazione ci si può fare, la vita è un continuo voltare di pagina, basta solo trovare la forza di andare avanti nonostante tutto. Voltare pagina vuol dire sempre lasciarsi alle spalle un gran dolore, e un gran dolore è difficile da mandare giù, quindi ogni pagina ha impiegato il suo bel tempo per poi essere girata!

  • Lina Viglione – Stati d’Animo

    Non lascio che la mia mente pensi solo alle cose brutte che ho avuto del passato, ma ringrazio piuttosto le cose fortunate che ho ora, così in futuro, quando ci penserò, avrò solo ricordi bellissimi e a ciò che può portarmi l’avvenire, e mi sforzo di essere interiormente serena, poiché non da come si forma il mio destino,ma dal modo in cui mi comporto dinanzi a esso dipende la felicità della mia vita.

  • Angela Cicolari – Cielo

    Vidi queste cose addentrandomi nella verità. Due corpi stavano copulando sotto uno strano stemma inciso sopra uno scudo, una spirale con due serpenti che si intrecciavano. Anche questi erano nella stessa posizione e si muovevano nella velocità dell’amplesso. Mi avvicinai e vidi Padre Pio che stava sopra Santa Chiara. Aveva il saio tirato su fino alla vita, mentre Chiara era completamente nuda. Andavano su e giù gridando come animali, la barba di p. Pio quasi gocciolava dal sudore. Un serpente bianco strisciava tra i due corpi, come a guardia di quell’incontro osceno. Strisciava tra le gambe del padre e tra le cosce di Chiara. Quando la copula raggiunse il culmine, padre Pio alzò la testa e gridò qualcosa al cielo in tempesta, segno del passaggio dell’Onnipotente. Al di là delle nuvole si udì una voce dire: “Miei diletti, servi del mio Figliolo, come fate bene l’atto di santa moltiplicazione. Mi genererete una prole, ho trovato infatti delle vittime sacrificali perfette per costruire le creature che genererete. Avete visto le due stelle più brillanti nel cielo, il mio re e la mia regina. Un buon massacro genera prole perfetta. E mi ubbidiranno e mi ascolteranno, come non fanno quelli che uccido, sempre pronti a biascicare eresie e false profezie contro di me. Io sono Tutto, vero? Ditelo a papà”. Chiara e Padre Pio ulularono la loro risposta. “Si tutto, tu solo hai potere di morte e vita, tutto ti appartiene e ne fai ciò che vuoi!”. La tempesta tuonò soddisfatta. Quasi si udì oltre le nubi un sibilo, forse una risata, e una forma scura si muoveva dietro le cateratte della sua Nave, un faro a volte puntava la luce alla ricerca di qualcosa da ghermire. Ora, da Padre Pio uscì un liquido giallo urina, che ingravidò santa Chiara. Partorì subito una creatura deforme, con molti denti appuntiti, e stava per divorare coloro che l’avevano generata. Ma subito dalla tempesta, un angelo scese e investì quella cosa di una sostanza brillante, come un vestito dorato. Il nuovo nato si contorse e gemette, cominciando a trasformarsi… in un neonato umano. La pelle rosea del bambino riluceva della sostanza vitale ottenuta dalle vittime delle carneficine. In fondo ai suoi occhi azzurri splendevano già le acque che un giorno avrebbero inghiottito e annegato ogni cosa. O almeno, ci avrebbero provato.