Anna Maria D’Alò – Società
Si dice che l’abito non fa il monaco, ma quanti vedono l’abito e quanti il monaco? Viviamo in una società di apparenze in cui si esalta il corpo e non l’anima, l’involucro e non il suo contenuto, l’ombra e non la luce.
Si dice che l’abito non fa il monaco, ma quanti vedono l’abito e quanti il monaco? Viviamo in una società di apparenze in cui si esalta il corpo e non l’anima, l’involucro e non il suo contenuto, l’ombra e non la luce.
Dopo tanti anni passati a piangersi addosso, il Paese ha riscoperto la forza delle idee.
La vera forza la cacci fuori quando comprendi che possiedi solo quella per sopravvivere.
Che la giustizia possa fare giustizia è spesso soltanto una speranza, che la malagiustizia possa “giustiziare” un innocente è sempre una certezza.
La vera forza non è in quella fisica, ma avere la pazienza di sopportare le intemperie della vita e delle stagioni dell’anima.
Incontrarsi è incrociare gli occhi dell’anima prima dello sguardo dei volti.
Nonostante la ristrutturazione dei clan, per numero di affiliati la camorra è l’organizzazione criminale più corposa d’Europa. Per ogni affiliato siciliano ce ne sono cinque campani, per ogni ‘ndranghetista addirittura otto. Il triplo, il quadruplo delle altre organizzazioni. Nel cono d’ombra dell’attenzione data perennemente a Cosa Nostra, nell’attenzione ossessiva riservata alle bombe della mafia, la camorra ha trovato la giusta distrazione mediatica per risultare praticamente sconosciuta. Con la ristrutturazione postfordista dei gruppi criminali, i clan di Napoli hanno tagliato le elargizioni di massa, L’aumento della pressione microcriminale sulla città trova ragione in quest’interruzione di stipendi data dalla progressiva ristrutturazione dei cartelli criminali avvenuta negli ultimi anni. I clan non hanno più necessità di un controllo capillare militarizzato, o quantomeno non ne hanno sempre bisogno. Gli affari principali dei camorristi avvengono fuori Napoli.