Antonella Coletta – Abitudine
Ho un brutto vizio. Terribile. Di fidarmi ancora delle persone.
Ho un brutto vizio. Terribile. Di fidarmi ancora delle persone.
Quando sono a casa chiudo sempre le tende completamente, non le apro mai. Non tengo nemmeno un diario, ho paura di poterlo perdere e che qualcuno lo faccia finire su internet.
Caffè, compagno di solitudine, dolce o amaro ossequio all’abitudine.
La semplicità oggi è la cosa più rara e straordinaria che ci possa essere.
Gli era accaduto in quel momento ciò che accade sempre alle persone che, all’improvviso, sono messe davanti all’evidenza di una cosa che fa loro vergogna. Egli non seppe atteggiare il suo viso alla circostanza, visto che la moglie aveva scoperto la sua colpa: invece di mostrarsi offeso, di negare, di giustificare, di chiedere perdono, magari di affettare indifferenza – tutto sarebbe stato meglio che quel che aveva fatto – il suo viso, proprio involontariamente (azioni riflesse del cervello, pensava Stepan Arkadevic, che si dilettava in fisiologia) s’era atteggiato al suo sorriso abituale, buono, e perciò stupido in quel momento.
Come dire ad una persona che ti ha deluso? Che ti ha perso. Che i troppi lividi adesso li vedi e li riconosci. Le parole segnano e adesso hai un solco dentro. Come dire mi hai così tanto ferito da annullare me e te? Siamo bravi ad offendere, ad “alzare la cresta”, meno a difenderci davvero nel senso di protezione. Meno a farci rispettare. A parlare, poi, di sentimenti.
Sai perché sei ancora nella mia vita? Perché nonostante avrei dovuto farlo senza neanche pensarci…