Antonio Piazzolla – Morte
È così che me lo sono sempre immaginato quel giorno. Mi sveglierò in una campagna, e dopo aver superato una distesa di grano, vi rivedrò. E fra una lacrima e qualche capello bianco ci riabbracceremo sotto lo stesso cielo.
È così che me lo sono sempre immaginato quel giorno. Mi sveglierò in una campagna, e dopo aver superato una distesa di grano, vi rivedrò. E fra una lacrima e qualche capello bianco ci riabbracceremo sotto lo stesso cielo.
Quando sei nato tutti ridevano ma tu piangevi, quando morirai tutti piangeranno ma tu… Riderai!
Uccidimi e tornerò a vivere!
Il richiamo della morte è anche un richiamo d’amore. La morte è dolce se le facciamo buon viso, se la accettiamo come una delle grandi, eterne forme dell’amore e della trasformazione.
Le persone si amano quando sono in vita, le vivi le respiri, le apprezzi, no dopo che sono sotto terra, e non possono ne sentirti ne vederti.
Non possiamo non morire, in compenso possiamo scegliere come vivere.
Non bisogna confondere la dignità con l’orgoglio. Sono cose decisamente diverse, molto diverse. Prendiamo il caso di due persone che non si sentono più da molto tempo. L’orgoglio è la ragione dello stupido, di chi crede di non sbagliare mai, di essere nel giusto, di non dover farsi sentire ma farsi cercare. La dignità invece è la voce di un cuore che non vuol più farsi calpestare.