Che Guevara (Ernesto Che Guevara de la Serna) – Società
Nessuno è libero finché anche un solo uomo al mondo sarà in catene.
Nessuno è libero finché anche un solo uomo al mondo sarà in catene.
Davanti a tante disgrazie ci apriamo di più verso gli altri.
Sono tutti contro tutti; si inseguono e scappano come in un autoscontro. La crisi è depressa, il caos è in panico, l’avidità ha la nausea ma continua a ingozzarsi, il dovere non vuole responsabilità, il dolore non sente l’anestesia a causa della dipendenza da agitazione, le malattie vogliono guarire ma c’è chi continua a voler essere un virus letale. Le lacrime soffrono silenziose dentro al cuore mentre la verità fa il solletico alla vita, con tante buone idee, ma qualcuno continua ad affogarla nelle sabbie mobili dell’egolatria.
Ci illudiamo di poter combattere l’ignoranza e, a guerra persa, impariamo a conviverci.
Il mondo è iniquità: se l’accetti sei complice, se lo cambi sei carnefice.
La piazza crea tiranni, quando il potere vuole questo.
Una società che egli si compiace di definire “molto complessa” gli ha aperto infiniti interstizi, crepe, fessure orizzontali e verticali, a destra come a sinistra, gli ha procurato innumeri poltrone, sedie, sgabelli, telefoni, gli ha messo a disposizione clamorose tribune, inaudite moltitudini di seguaci e molto denaro.Gli ha insomma moltiplicato prodigiosamente le occasioni per agire, intervenire, parlare, esprimersi, manifestarsi in una parola (a lui cara) per “realizzarsi”.