Edvania Paes – Morte
E quando morirò, voglio che sia in un fiume. Così sfamerò una manciata di pesciolini e diverrò concime che aiuterà a fiorire le orme di quel fiume prima di raggiungere il mare.
E quando morirò, voglio che sia in un fiume. Così sfamerò una manciata di pesciolini e diverrò concime che aiuterà a fiorire le orme di quel fiume prima di raggiungere il mare.
Certe mancanze ci stringono più forte di un abbraccio stritolante.
La freccia gli si piantò alla base del collo ed egli si accasciò contro la parete e mentre l’anima gli usciva gorgogliando dalla ferita gli occhi gli s’arrovesciarono all’indietro e potè vedere per un momento dentro di sé. Vi trovò il villaggio natio, le acque scintillanti del mare e i suoi passi di fanciullo lungo la riva, sentì gli spruzzi e la schiuma e la sabbia dorata sotto i piedi, il calore del sole sulle spalle nude. Desiderò di non essere mai partito mentre, piangendo, scendeva per sempre nel buio e nel freddo.
Se vuoi sapere come parla la gente di te quando non ci sei, ascolta come parla degli altri in tua presenza.
Molte cose si chiariscono, quando guardi gli occhi azzurri del Signore del Male.
Non chiedo molto alla vita… Solo di non soffrire troppo alla mia morte!
Noi crediamo che il mondo sia troppo grande e noi piccoli. Ci sbagliamo. La verità è che siamo molto più grandi del nostro pianeta. Dentro di noi ci sono cose talmente grandi che il nostro piccolo pianeta non può contenere. Dentro ognuno di noi esiste un intero universo.