Elena Usai – Morte
Molti gli invitati; ma sempre pochi coloro che scelgono di entrarci e di rimanerci fino alla loro morte.
Molti gli invitati; ma sempre pochi coloro che scelgono di entrarci e di rimanerci fino alla loro morte.
Se sono condannato, non sono solo condannato alla morte, ma a difendermi fino alla fine.
Sto per intraprendere il mio ultimo viaggio, un grande salto nel buio.
La malattia, la follia e la morte, erano gli angeli neri che si affacciavano sulla mia culla.
Noi moriamo soltanto quando non riusciamo a mettere radice in altri.
Ricordo mio nonno, un contadino: quando gli chiedevo “Cosa fai, nonno?”, rispondeva “aspetto la morte”. Per me non era mai una risposta tragica perché per lui aspettare la morte significava attrezzarsi, nell’ultima parte della vita, ad affrontarla con tutte le armi dell’uomo (lo scherno, l’ironia, la tristezza, l’amicizia, l’amore), ma mai ad esorcizzarla. Noi invece la dobbiamo esorcizzare con i nostri “gesti segreti” perché crediamo solo nei fatti. E di fronte al “fatto della morte”, che non si può controllare perché si è “assenti” nei riguardi di esso, possiamo solo fare scongiuri o “dare i numeri”.
Morte: è l’unica cosa che non siamo riusciti a volgarizzare del tutto.