Fëdor Michajlovic Dostoevskij – Felicità
Ho sempre pensato che non v’è nessuna felicità maggiore di quella della famiglia.
Ho sempre pensato che non v’è nessuna felicità maggiore di quella della famiglia.
Preme l’incostanza del destino sulle scelte. E ti trovi in lotta con le idee, con le azioni, con le disfatte, ma a volte anche con la soddisfazione di aver vinto almeno una virgola di breve felicità… Forse basta, forse proprio non arrendersi infine è il passo lento della felicità!
Donare, amare, sorridere, ascoltare, abbracciare e perdonare non sono semplici gesti, ma un seme che pianti e da cui raccoglierai felicità.
Per essere felici non abbiamo bisogno di grandi cose, ma di pezzi di tenerezza raccolti qua e là.
Qualche volta, quando le cose vanno particolarmente male, la mia mente mi regala un sogno felice.
Impara a guardare oltre alle cose, qualsiasi cosa riserva una parte di se positiva. Guarda il mare, non guardare il colore rozzo che lo riempie ma pensa al perché “si è” ridotto così, prendi il largo e varca la sua infinità. Guarda un barbone, non stargli alla larga solo perché pensi che non abbia niente da darti o che ti possa portare malattie, pensa invece quanta sfortuna deve avere avuto, pensa come lo farebbe felice fare due parole, avvicinati e sazialo. Guarda ad un nemico, pensa a chi tra i due credi sia nel giusto e chi ha meno da perdere, pensa chi l’ha ridotto malvagio e cerca di portargli qualcosa di buono; quando arriva il momento di pensare a qualcosa, ad un’azione da compiere per esempio, pensa a quello che davvero di buono puoi fare tu, non chi ti sta attorno e fallo. Vuoi rendere felice te stesso o gli altri?
Tu solo sai, nel profondo del cuore, se sei felice. Nessun’altra persona ha l’autorità per giudicarlo.