Giulio Federico – Stati d’Animo
La mia mente è l’unico mondo dove ho potuto davvero esprimermi liberamente.
La mia mente è l’unico mondo dove ho potuto davvero esprimermi liberamente.
Le tue lacrime di gioia o di dolore andranno comunque verso il basso…
Anche se fino ad oggi ci sembra di aver avuto solo pioggia e grigiore, pensiamo che su ogni albero c’è sempre una piccola gemma da cui nascerà un bellissimo fiore, così è la vita, c’è sempre una gemma nascosta, in qualsiasi momento una possibilità di rinascita. Ma dobbiamo darci una possibilità, creare le condizioni per fare sbocciare questa gemma, magari con un sorriso, cogliendo le opportunità e non perdendo mai la speranza, che non significa illudersi, ma trovare sempre la spinta vitale che mai deve morire.
Ogni tanto penso che se ognuno di noi, anche solo una volta al giorno facesse qualcosa per gli altri, il mondo sarebbe migliore e ci darebbe sicuramente qualcosa in più.
Chi ha la coscienza pulita non esita metterla a nudo.
Mi odio. Mi odio perché sono il tipo di persona che non riesce a tirar fuori le solite frasi dolci. Non a voce. Ci provo pure a farle uscire, tra me e me penso “adesso glielo dico un – mi manchi”. Ma come se in quel momento, come un nodo stretto, mi andasse via la voce. Non sono portata per i “ti amo” urlati, per i “abbracciami” richiesti. Sono più la ragazza di un “vaffanculo”, di un “ti odio”, di “non li voglio i tuoi baci”, seguiti da sorrisi, da abbracci silenziosi. Mi odio perché sono così chiusa, barricata in me stessa, mix di paure e incertezze da portare una corazza, chiamata “acidità”.
Sono, troppo spesso, sulla difensiva, chiusa come le chiese sconsacrate, labbra serrate, perenne smorfia, tuttavia, non sono questi i miei momenti di “tristezza”, ché lo so che come so tenermi compagnia io, nessuno mai. È lì che mi spopolo all’esterno, per dimorarmi da dentro, affollarmi di me, invitarmi ai banchetti dell’anima e, perché no, anche nelle stanze vetuste, quelle delle memorie che non affiorano mai alla bocca e che intraprendono vie secondarie raccordandosi, istantaneamente, alle arterie principali, ostruendo il passaggio con un “caduta massi” inaspettato. Come dopo un incidente, realizzi, scosso.