Kahlil Gibran (Gibran Khalil Gibran) – Stati d’Animo
Come è nobile chi, col cuore triste, vuol cantare ugualmente un canto felice, tra cuori felici.
Come è nobile chi, col cuore triste, vuol cantare ugualmente un canto felice, tra cuori felici.
Non è solo la timidezza a farci perdere le occasioni. C’è anche il sentirsi costantemente insicuri, quell’insicurezza che intrappola la nostra vera personalità per poi far uscire l’opposto. C’è il “non sono abbastanza”, il “non mi piaccio”, “magari se fossi più magra”. Disagi che ci frullano in testa e che poche persone riescono a percepire realmente, pensieri alle volte non veri ma che comunque ci portano a perdere. Perdere prima noi stessi e poi le occasioni.
È nel silenzio che la mente rivive i suoi tormenti, è nella solitudine che l’anima percorre i suoi labirinti. Per quanto tu compia quel viaggio, ogni volta otterrai nuove domande e nessuna risposta. Vedrai la tua vita passare come un film in bianco e nero, ti chiederai se l’hai veramente vissuta o ne sei stata spettatrice immobile che lasciava il tempo scorrere sulla pelle.
Un giorno senza un grazie detto o ricevuto, senza un sorriso fatto o ricevuto, senza un pensiero al passato o al futuro, senza un contributo morale o materiale; un giorno privo della benché minima emozione è un giorno non vissuto.
Hai mai pensato a come ci si sente dopo una sconfitta, che sia in amore o in qualsiasi altro campo? Male, anzi malissimo. Basterebbe questo a farci capire, che a volte il male che facciamo a noi stessi è senza senso. Se riflettessimo un po’ di più, se ce la prendessimo un po’ meno per quello che va storto, forse la nostra vita sarebbe un po’ meno complicata.
Se si passano i soldi da una tasca all’altra si gioca a passatempo.
In questa commedia della vita la parte più difficile da recitare è quella della persona felice.