Maria Viola – Poesia
Qualunque parola può essere rosa. Dai sempre una parola buona a chi ti sta accanto, le spine pungono te e chi le ascolta.
Qualunque parola può essere rosa. Dai sempre una parola buona a chi ti sta accanto, le spine pungono te e chi le ascolta.
Grazie mio Gesù e mio Dio anche oggi come ogni giorno hai tenuto la mia mano, hai amato ogni mio lamento e ogni mia gioia è stata gioia per Te, ti ringrazio per aver bussato forte al mio cuore, di aver ascoltato il mio silenzio e sussurrato “non aver paura, io sono con te”. Grazie per aver protetto chi porto nel cuore, grazie per aver messo sulla mia tavola ogni cosa, perdonami se non tutto ho fatto come volevi Tu. Accetta la mia miseria e la mia fragilità, ti affido il mio riposo e le persone a me care, i miei amici e miei nemici. Proteggici e custodiscici in questa notte. Amen.
La poesia si nutre dell’anima del poeta. Se lui non ne possiede una, essa muore di fame e sete.
Sinuosità di parole che fluttuano tra la vita e il disincanto di un sogno.
L’occhio del poeta, in una felice ispirazione, spazia dal cielo alla terra, dalla terra al cielo; e mentre l’immaginazione riconosce la figura di cose sconosciute, la penna del poeta le trasforme in forme, e dà alle cose astratte una sistemazione terrena e un nome.
La poesia è sentirsi morire.
InconsapevoleAvvolta dalla scrivania universalmente anonima:Lo sguardo ceruleo, un’esile diafana figura anima,Occhi ammaliati dalla lucida fialetta trasparente:Due gocce arrembano e si colliquano teneramenteNelle due cavità accoglienti, ignee e umettateDue gocce di collirio; ed è l’eponimo del delirio:Quel lucido intervallo che preannuncia la folliaDell’ignaro spettatore catatonico, ammaliatoDal catartico unguento che spaglia dalle orbite;Irrora e accarezza le pallide e rugiadose goteSfiora, si coagula e penetra nella cavità piretica;Le labbra umide e rubizze esaltate dal composto e, L’ospite, nell’estatica diallage, ingorgato nell’onirico deliquio.