Mirko Orgiu – Abitudine
Bisogna essere flessibili per crescere, le abitudini ci imprigionano come piante dentro i vasi.
Bisogna essere flessibili per crescere, le abitudini ci imprigionano come piante dentro i vasi.
Mi chiedi perche non parlo più? Perché ora il silenzio ha sostituito tutte quelle parole…
Le cose complicate vengono scartate come in un processo di selezione naturale, così come le persone. Si tende a scegliere quelle semplice, pacate, che non creano problemi, che non hanno crisi esistenziali né crolli emotivi, le si sceglie convinti di poter viaggiare poi in un fiume di tranquillità.Per questo delle persone difficili ci si dimentica, le si accantona, si tende ad evitarle così da non sentirsi troppo pressati dalla loro presenza.Ed io ho saltato questa fase della selezione naturale. Come per un difetto genetico, come se ricoperta da una coltre di ghiaccio tanto spessa da non permettermi di guardare oltre o di riprendere calore, io cado in errore.Cerco l’errore, la difficoltà, la strada in salita, il sasso nella scarpa, gli occhi gonfi ed il cuore impazzito. Mi emoziono quando non devo, piango mentre tutti sorridono, sorrido tra i fiumi di lacrime. Io mi nutro degli scarti di chi seleziona per un’evoluzione perfetta della specie. Cerco negli angoli, nel buoi dei disastri. Cerco i fallimenti, gli sconfitti, i ritirati.Cerco chi mi somiglia. Cerco il mio errore perfetto.
La solitudine va alla ricerca della abitudine.
La maggior parte delle persone vive una non esistenza frenetica.
Se devi cambiare qualcosa cambia la tua tristezza in allegria, cambia il tuo odio in amore, cambia la tua negatività in positività, cambia il tuo egoismo per la tua disponibilità, cambia la tua rabbia per la calma, cambia tutto quello che ti fa stare male e rimetti tutto quello che hai dimenticato e ti fa stare bene. Solo così sarai una persona serena.
Certe strade di periferia per quanto tu le possa attraversare ti saranno sempre estranee, non hanno memoria da raccontare.
Mi chiedi perche non parlo più? Perché ora il silenzio ha sostituito tutte quelle parole…
Le cose complicate vengono scartate come in un processo di selezione naturale, così come le persone. Si tende a scegliere quelle semplice, pacate, che non creano problemi, che non hanno crisi esistenziali né crolli emotivi, le si sceglie convinti di poter viaggiare poi in un fiume di tranquillità.Per questo delle persone difficili ci si dimentica, le si accantona, si tende ad evitarle così da non sentirsi troppo pressati dalla loro presenza.Ed io ho saltato questa fase della selezione naturale. Come per un difetto genetico, come se ricoperta da una coltre di ghiaccio tanto spessa da non permettermi di guardare oltre o di riprendere calore, io cado in errore.Cerco l’errore, la difficoltà, la strada in salita, il sasso nella scarpa, gli occhi gonfi ed il cuore impazzito. Mi emoziono quando non devo, piango mentre tutti sorridono, sorrido tra i fiumi di lacrime. Io mi nutro degli scarti di chi seleziona per un’evoluzione perfetta della specie. Cerco negli angoli, nel buoi dei disastri. Cerco i fallimenti, gli sconfitti, i ritirati.Cerco chi mi somiglia. Cerco il mio errore perfetto.
La solitudine va alla ricerca della abitudine.
La maggior parte delle persone vive una non esistenza frenetica.
Se devi cambiare qualcosa cambia la tua tristezza in allegria, cambia il tuo odio in amore, cambia la tua negatività in positività, cambia il tuo egoismo per la tua disponibilità, cambia la tua rabbia per la calma, cambia tutto quello che ti fa stare male e rimetti tutto quello che hai dimenticato e ti fa stare bene. Solo così sarai una persona serena.
Certe strade di periferia per quanto tu le possa attraversare ti saranno sempre estranee, non hanno memoria da raccontare.
Mi chiedi perche non parlo più? Perché ora il silenzio ha sostituito tutte quelle parole…
Le cose complicate vengono scartate come in un processo di selezione naturale, così come le persone. Si tende a scegliere quelle semplice, pacate, che non creano problemi, che non hanno crisi esistenziali né crolli emotivi, le si sceglie convinti di poter viaggiare poi in un fiume di tranquillità.Per questo delle persone difficili ci si dimentica, le si accantona, si tende ad evitarle così da non sentirsi troppo pressati dalla loro presenza.Ed io ho saltato questa fase della selezione naturale. Come per un difetto genetico, come se ricoperta da una coltre di ghiaccio tanto spessa da non permettermi di guardare oltre o di riprendere calore, io cado in errore.Cerco l’errore, la difficoltà, la strada in salita, il sasso nella scarpa, gli occhi gonfi ed il cuore impazzito. Mi emoziono quando non devo, piango mentre tutti sorridono, sorrido tra i fiumi di lacrime. Io mi nutro degli scarti di chi seleziona per un’evoluzione perfetta della specie. Cerco negli angoli, nel buoi dei disastri. Cerco i fallimenti, gli sconfitti, i ritirati.Cerco chi mi somiglia. Cerco il mio errore perfetto.
La solitudine va alla ricerca della abitudine.
La maggior parte delle persone vive una non esistenza frenetica.
Se devi cambiare qualcosa cambia la tua tristezza in allegria, cambia il tuo odio in amore, cambia la tua negatività in positività, cambia il tuo egoismo per la tua disponibilità, cambia la tua rabbia per la calma, cambia tutto quello che ti fa stare male e rimetti tutto quello che hai dimenticato e ti fa stare bene. Solo così sarai una persona serena.
Certe strade di periferia per quanto tu le possa attraversare ti saranno sempre estranee, non hanno memoria da raccontare.