Salvatore Riggio – Morte
La Morte non è altro che l’epifora dell’anafora riguardante la Vita.
La Morte non è altro che l’epifora dell’anafora riguardante la Vita.
Ti amo,due semplici parole che possono rinchiudere in séil concetto stesso di un senso di vita.Cinque lettere che tengono imprigionato un mare di emozioniin cui ci si sente affogare se non dette.Tre sillabe che si riprendono la libertà fuggendoe nascondendosi dietro il respiro, soffio di vitache sfocia nell’anima attraverso le labbra di chi le pronuncia,per giungere al cuore della persona amatae se riuscirà nel suo intento allora lo stesso maretravolgerebbe anche la persona a cui son rivoltee colui o colei che l’ha detto non si sentirebbepiù affogare bensì sarebbe un dolce abbandonarsiin quest’acque agitate che prima procuravanosolo ferite e lividi, di questi tuoni che rimbombanonei cieli che prima incutevano timore, ora sarebbero solocarezze al cuore, un bacio all’anima dolce sinfonia per l’udito.
Nella morte non c’è niente di triste, non più di quanto ce ne sia nello sbocciare di un fiore. La cosa terribile non è la morte, ma le vite che la gente vive o non vive fino alla morte. Non fanno onore alla propria vita, la pisciano via. La cagano fuori. Muti idioti. Troppo presi a scopare, film, soldi, famiglia, scopare. Hanno la testa piena di ovatta. Mandano giù Dio senza pensare, mandano giù la patria senza pensare. Dopo un po’ dimenticano anche come si fa a pensare, lasciano che siano gli altri a pensare per loro. Hanno il cervello imbottito di ovatta. Sono brutti, parlano male, camminano male. Gli suoni la grande musica dei secoli ma loro non sentono. Per molti la morte è una formalità. C’è rimasto ben poco che possa morire.
Nessun uomo, annegando, saprà mai quale goccia d’acqua porrà fine al suo respiro.
Morire: richiede appena un breve momento.
Se la morte non fosse una forma di soluzione, i viventi avrebbero già trovato un modo qualsiasi di aggirarla
Normalmente le persone muoiono proprio nel giorno in cui pensano che non moriranno.