Silvana Stremiz – Anima
Il pianto dell’anima è profondo.
Il pianto dell’anima è profondo.
Come potrei trattenerla in me, la mia anima, che la tua non sfiori; come levarla, oltre te, ad altre cose?
Piccola anima, piccola vagabonda lusingatrice, ospite e compagna del corpo, in quali luoghi andrai a finire ora, palliduccia, rigida e nuda, e non scherzerai più come eri solita fare!
Aride sono le parole dell’avaro di sentimenti, partorisce ingrate creature che ad esso stesso ritornano come frecce infuocate per divorargli il cuore.
Lungo e faticoso è il cammino di chi ha scelto di ricercar la vita. L’alternarsi delle stagioni non ne mutano il pensiero, e quando nuvole buie gli soffocano l’anima, sfiduciato urlerà del suo grande dolore stringendo tra le mani come suo unico bene, una carezza per il mondo.
Si dice che l’anima resta e la carne muore. E lo si dice sottolineando l’importanza dell’anima rispetto alla carne. Che errore! Proprio perché muore la carne è più importante dell’anima. Di anime ce n’è un vagone di scorta. Ma di carne… Quando la carne è finita, in segno di nervosismo ti mangi le unghie. È la carne che è importante, l’anima la trovi anche al supermarket delle fedi: animismo, reincarnazione, ortodossi, poco ortodossi, per niente ortodossi, mormoni, cattolici, calvinisti, ce n’è per tutti, e ciascuno di noi ha un solo inestimabile corpo e mille anime in accessorio. L’anima buona, l’anima candida, l’anima nera. Possiamo essere un giorno generosi e un giorno crudeli. Un giorno innamorati e un giorno carichi d’odio. È solo il corpo, la carne, che testimonia che siamo sempre noi, la stessa persona che cambia tutte queste anime, tutti questi atteggiamenti, come un vestito: l’anima casual, l’anima da sera.
Ma sognare qualcosa di improbabile ha un proprio nome. Lo chiamiamo Speranza.