Susanna Tamaro – Morte
É più facile morire di niente che di dolore, al dolore ci si può ribellare al niente no.
É più facile morire di niente che di dolore, al dolore ci si può ribellare al niente no.
Dopo la morte non esisteremo più come soggetti, e, proprio per questo non troveremo il tempo e lo spazio come li conosciamo.
Ricordo mio nonno, un contadino: quando gli chiedevo “Cosa fai, nonno?”, rispondeva “aspetto la morte”. Per me non era mai una risposta tragica perché per lui aspettare la morte significava attrezzarsi, nell’ultima parte della vita, ad affrontarla con tutte le armi dell’uomo (lo scherno, l’ironia, la tristezza, l’amicizia, l’amore), ma mai ad esorcizzarla. Noi invece la dobbiamo esorcizzare con i nostri “gesti segreti” perché crediamo solo nei fatti. E di fronte al “fatto della morte”, che non si può controllare perché si è “assenti” nei riguardi di esso, possiamo solo fare scongiuri o “dare i numeri”.
Nessuno può sfuggire all’abbraccio della morte, se la morte ha deciso di ghermirti.
Dopo la morte attendono gli uomini cose che essi non sperano né immaginano.
La morte di cui si dovrebbe aver paura non è quella del corpo, ma quella della memoria.
La speranza non è l’ultima a morire, ma la penultima, prima vediamo morire lei, poi moriamo noi.