Ugo Foscolo – Morte
Se gli uomini si conducessero sempre al fianco la morte, non servirebbero sì vilmente.
Se gli uomini si conducessero sempre al fianco la morte, non servirebbero sì vilmente.
È un’azione indegna per un uomo! Io non ho alcuna voglia di ammazzarmi, ma non v’è dubbio che se decidessi di farlo vi riuscirei subito!
O morte, com’è amaro il tuo pensiero per l’anziano che guarda al tuo volto in ogni suo momento, ben consapevole che tu sei unica certezza, di una vita vissuta attraverso tanti falsi momenti.
Con la morte si finisce in un’altra dimensione: da quella verticale all’orizzontale.
T’amai dunque, t’amai e t’amo ancora di un amore che non si può concepire che da me solo.
La vita e la morte sono due nemici irriducibili: la prima vince molte battaglie, la seconda la guerra.
Dove ci porta la morte? Ci porta in quella pace dove noi fummo prima di nascere. La morte è il non-essere: è ciò che ha preceduto l’esistenza. Sarà dopo di me quello che era prima di me. Se la morte è uno stato di sofferenza, doveva essere così prima che noi venissimo alla luce: ma non sentimmo, allora, alcuna sofferenza. Tutto ciò che fu prima di noi è la morte. Nessuna differenza è tra il non-nascere e il morire, giacché l’effetto è uno solo: non essere.