Ugo Foscolo – Morte
Se gli uomini si conducessero sempre al fianco la morte, non servirebbero sì vilmente.
Se gli uomini si conducessero sempre al fianco la morte, non servirebbero sì vilmente.
L’arte non consiste nel rappresentare cose nuove, bensì nel rappresentare con novità.
Non sarebbe meglio nascere a cent’anni in una bara e morire a zero nel grembo materno?
Se avessi avuto una pistola l’avrei utilizzata una volta soltanto.
Ogni qualvolta muore un uomo, è un universo intero a venire distrutto. Ce ne rendiamo conto non appena ci identifichiamo con quell’uomo.
Ricordo mio nonno, un contadino: quando gli chiedevo “Cosa fai, nonno?”, rispondeva “aspetto la morte”. Per me non era mai una risposta tragica perché per lui aspettare la morte significava attrezzarsi, nell’ultima parte della vita, ad affrontarla con tutte le armi dell’uomo (lo scherno, l’ironia, la tristezza, l’amicizia, l’amore), ma mai ad esorcizzarla. Noi invece la dobbiamo esorcizzare con i nostri “gesti segreti” perché crediamo solo nei fatti. E di fronte al “fatto della morte”, che non si può controllare perché si è “assenti” nei riguardi di esso, possiamo solo fare scongiuri o “dare i numeri”.
Vorrei morire dopo aver pareggiato i conti su quel che ho dato e quel che ho ricevuto.Tanto ho dato siatene certi, ed ancora poco avuto.