Sophie Kinsella – Libri
Ero pronta a giurare che ti avrebbe messo un brillante al dito nel giro di sei mesi.
Ero pronta a giurare che ti avrebbe messo un brillante al dito nel giro di sei mesi.
Tutto il resto era ancora nulla.Inventarlo – questo sarebbe stato meraviglioso.
Incertezza: come spalancare gli occhi al buio e poi chiuderli forte forte e poi aprirli e restare accecati dai puntini d’argento creati dalla pressione sulle cornee, strizzarli, farli roteare, mettere a fuoco e accecarsi di nuovo, ma almeno in qualche modo hai visto la luce.
Non sono in grado di vivere se al mondo non ci sei tu, Bella. Lo vedevo nel tuo sguardo, sembravi sinceramente convinta che non ti volessi più. L’idea più assurda e ridicola… Come se io potessi mai trovare il modo di esistere senza aver bisogno di te.
Non esitare mai.
Scrivendo si fa rumore nella solitudine di un foglio bianco, si celano intimi segreti tra le virgole di un animo stanco.
La vita interiore è il centro più intimo dell’esistenza, dove si è se stessi e si gioca con le immagini infinite che trascorrono nella fantasia, si riflette e talvolta si medita. Qui, all’interno di noi stessi, può serbarsi qualcosa del mondo infantile abbandonato. Dentro di noi sopravvive infatti il suo ricordo e talvolta si riaccende con l’antica intensità: di fronte a un paesaggio, a una cortina di nebbia, a un cielo rannuvolato o splendidamente turchino, all’ascolto di una musica… Tenta di fissare questi ritorni all’infanzia il pittore o l’esecutore o il poeta che riesca ad imbrigliare in giri di pennellate, di tocchi, di parole la commozione trasognata che un dì lontano, fino ai due anni e mezzo, fu costante. Da una certa età in poi, la suddivisione atroce fra l’interiorità e il mondo esteriore si solidifica senza speranza… Invece della pienezza naturale si profila, da noi rigidamente, violentemente separato, uno spazio che ci rinserra ineluttabile, soverchiante, e taluni dei suoi abitanti ci si stringono addosso, ci forzano a guardarli e ad ascoltarli, a interrogarci su di loro, sicchè crediamo che tutto si riassuma non in noi, ma nel sito molteplice dove ci si trova. “(da “Lo stupore infantile”)