Stefano Alesi – Morte
Anche le cose certe hanno un dubbio, è certo che si muore ma non si sa quando.
Anche le cose certe hanno un dubbio, è certo che si muore ma non si sa quando.
Ricordo mio nonno, un contadino: quando gli chiedevo “Cosa fai, nonno?”, rispondeva “aspetto la morte”. Per me non era mai una risposta tragica perché per lui aspettare la morte significava attrezzarsi, nell’ultima parte della vita, ad affrontarla con tutte le armi dell’uomo (lo scherno, l’ironia, la tristezza, l’amicizia, l’amore), ma mai ad esorcizzarla. Noi invece la dobbiamo esorcizzare con i nostri “gesti segreti” perché crediamo solo nei fatti. E di fronte al “fatto della morte”, che non si può controllare perché si è “assenti” nei riguardi di esso, possiamo solo fare scongiuri o “dare i numeri”.
La condanna di un ricco può durare pochi giorni quella di chi ruba per fame può durare fino a anni.
Posso morire quando voglio: questo è il mio elisir di vita.
Mi fa piacere sapere che i miei parenti sono stati insultati. È l’unica cosa che mi lega a loro. I parenti sono semplicemente un noioso branco di persone che non ha la più remota idea di come vivere, né il minimo istinto di quando conviene morire.
É più facile morire di niente che di dolore, al dolore ci si può ribellare al niente no.
Nessuno riuscirà mai a dire ti amo a una persona che odia senza nascondere di essere falso.