Alessia Mancuso – Vita
Segui la tua strada, è lì davanti a te: aspetta solo che inizi a camminare.
Segui la tua strada, è lì davanti a te: aspetta solo che inizi a camminare.
Tanto l’importante è divertirsi. È ovvio, tu devi essere felice. Non c’è posto per la tristezza in questo mondo vero? Prima osservi le disgrazie che accadono nel mondo, al telegiornale, in maniera spesso e volentieri distaccata, poi magari ti commuovi alla vista di un cucciolo di panda appena nato. Ma tu sei felice. Felice forse, di fare una vita come tante altre. Felice perché qualcuno ti ha detto che è così che deve essere. Felice perché la società decide costantemente per te. Ma allora perché si ha paura di morire? Perché si cerca sempre di allungare la nostra permanenza su questo mondo? La felicità è il compimento di noi stessi, l’apice di un qualcosa che prima o poi deve finire. Sta a noi scegliere se raggiungere questo apice oppure no. Essa è un obiettivo talmente importante per noi che al suo compimento nulla riesce ad avere più un senso, se non la felicità stessa.
Sai quanto pesa la lacrima di un bambino viziato?Meno del vento.Sai quanto pesa la lacrima di un bambino che soffre?Più del mondo.
Si vive, certo che si vive, ma come si vive? Liberi o nell’ombra della verità?
La vita è troppo importante per lasciarla nelle mani del destino.
“Lascio che siano gli altri a dare un nome alle mie” storie “che sia amore, che sia amicizia, che sia passione, che sia furbizia, che sia un’avventura, che sia una piccola scottatura, che sia tutto quello che cercavo oppure solamente un passatempo passeggero a me non importa, è vita. Ripeto, è vita! Prima di dare un nome a ogni cosa bisogna imparare a viverla in ogni sua sfumatura.”
Il senso della vita è molto più semplice di quello che si pensa. La vita non è altro che una lezione in cui siamo più o meno liberi di scegliere come gestirla, in cui alla fine torneremo “da dove siamo venuti” e se non la si è capita, si ripete il processo con un’altra lezione, finché non si arriva a un grado di “consapevolezza” più alto per passare, poi, al “livello successivo”.