Cesare Pavese – Tristezza
La massima sventura è la solitudine.
La massima sventura è la solitudine.
Delusa e triste mi rivolgo alla vita senza capacità d’accoglierla!
Preferisco piangere da sola che stare accanto a qualcuno che non mi capirà mai.
E ha dovuto cambiare via per che la gente non vedesse le sue lacrime che non poteva più nascondere, perche queste lacrime non era di quella notte, era di tante altre: Quelle che portava attraversata nella gola per cinquenta uno anni, nove mesi e quatro giorni.
D’ovè la boscaglia? Sparita…D’ovè l’aquila? Sparita…Questa è la fine della vita el’inizio dalla sopravvivenza.
Tanto era il dolore che ha come sentito la vita fermarsi… spegnersi. Una parte di lui morì in quell’attimo e nulla sarebbe più stato come prima, nulla…
Non capirai mai come mi sento… Se tu stavi giocando io mi stavo innamorando, se tu mi hai baciato io ti ho dato la mia anima, se tu ti sei divertito io sono stata felice. Nessuna persona è come te, ed è triste.