Gabriele Ceci – Acqua
L’acqua sui tetti riempie i vuoti della notte, e il buio non fa più paura.
L’acqua sui tetti riempie i vuoti della notte, e il buio non fa più paura.
L’acqua del ruscello accanto è sempre più fresca.
Domani non sarò io a dettare le leggi del mondo ma oggi si.
La parola è come acqua di rivo che riunisce in sé i sapori della roccia dalla quale sgorga e dei terreni per i quali è passata.
Tu che mi sentivi. Tu che mi hai sentito. Perché non canti più per me. Siamo così distanti. Eppure il mio grido ti arrivava. Lo sentivo dentro di te. Ora è un eco che si disperde nello spazio tempo. E io danzo e canto ancora per te. Vorrei che mi toccassi ed esplodessi nella mia scatola di cartone. Anche le stelle ci provano. Tentano in ogni momento. Poi muoiono. Ma non smettono. Non desiderano altro. Puoi biasimarle. Ti scaldano e ti illuminano, ti illuminano e ti scaldano. E tu le ami. La sete ti sfinisce. Perché non ti disseti. Una brocca d’acqua nell’oceano. Ti acceca come un faro nel nero buio. Cammini sulle orme della gente che fu. Il sole non le tocca. E sono gelide e buie come una caverna di ghiaccio. È una lingua dura e secca. Ma sente ancora il sapore dell’acqua.
La genialità, la versatiltà della follia è parente alla ineluttabilità del’acqua che filtra attraverso, sopra e intorno a una diga. È necessario il fronte unito di molte persone per resistere a essa.
Placidamente si increspa, ondeggiando pigramente sotto il nostro sguardo rapito; riposa tranquillo, beandosi dei sogni,…