Giuseppe Catalfamo – Abitudine
Ogni diatriba umana vede ambedue le parti concettualmente convinte d’esser nel “giusto”. Non è possibile.
Ogni diatriba umana vede ambedue le parti concettualmente convinte d’esser nel “giusto”. Non è possibile.
Il l’Uteranesimo m’intrigò illuminandomi.
Il football è veramente strano se paragonato alla “vita”.Chi riceve un calcio prende un fallo.Nella realtà per prenderlo bisognerebbe ricevere almeno un bacio…
Sono in battaglia con l’abitudine, con l’assuefazione, la ripetizione. Credo che vivere così è come essere morti dentro!
Prestando fede nelle dichiarazioni della Lewinsky parrebbe che il “gingillo” di Clinton non andrebbe oltre i 9 centimetri.Del vecchio, ma anche del nuovo, regime comunista cinese niente traspare, però più d’una voce dimensiona il pene di Mao in 7 centimetri.Adolfo sfarfallava in gusti passivi curvando dal pedofilo all’incesto determinati dall’impotenza di quel pene tanto sottile quanto corto.Troppe vite in pochi centimetri.Proporrei una legge che vieta il comando a chi dotato meno di 18 centimetri.
L’abitudine è la più infame delle malattie, perché ci fa accettare qualsiasi disgrazia, qualsiasi dolore, qualsiasi morte.Per abitudine si vive accanto a persone odiose, si impara a portare le catene a subire ingiustizie, a soffrire, ci si rassegna al dolore, alla solitudine, a tutto. L’abitudine è il più spietato dei veleni perché entra in noi lentamente, silenziosamente e cresce a poco a poco nutrendosi della nostra inconsapevolezza, e quando scopriamo d’averla addosso ogni gesto s’è condizionato, non esiste più medicina che possa guarirci.
L’omologazione, la perdita della propria individualità per sentirsi parte di una massa indistinta; questa è senz’altro la forma più aberrante di simbiosi sociale.