Giuseppe Giusti – Abitudine
L’abitudine è una grande maestra, ma non si insegna niente di buono se non agisce insieme alla ragione.
L’abitudine è una grande maestra, ma non si insegna niente di buono se non agisce insieme alla ragione.
Si pensa sempre a ciò che s’è lasciato; l’abitudine rende l’uomo beato.
Ci si abitua al freddo d’Inverno. Al sole d’Estate. Agli ombrelli quando piove, come ai calzini bagnati. Al salato delle lacrime. Alle altalene vuote. Ci si abitua a resistere alla gente coi sorrisi splendenti. A spegnere il gas quando il caffè è pronto. A tirare l’accendino fuori dalla tasca sinistra dei pantaloni.Ci si abitua al buio della notte. Ai colori di un arcobaleno. Al calore di un abbraccio. Al sapore di una Peroni fresca. Al profumo delle rose. Soffri per ogni abitudine perché non puoi rivivere ogni cosa come se fosse la prima volta, ma ci si abitua anche a questa sensazione.
La pollastra resta tale fino a quando incomincia a procreare.
Sono solito dimenticare tutto ciò che imparo per poter dire: “so di non sapere”.
Non riesco a lasciarmi scivolare le cose addosso. Mi piace fingere sia così, una di quelle che “non mi vuoi più nella tua vita? Perfetto, perché io non ti volevo nella mia” ma la verità è che non lo sono. La verità è che quando qualcuno mi abbandona, non riesco a fare a meno di interrogarmi sul perché l’abbia fatto, se magari avrei potuto fare qualcosa per impedirlo, se, se, se… Non ci riesco proprio a fregarmene, magari mi sembra sia così; ma poi arriva la sera e tutto mi piomba addosso come un enorme macigno sul cuore e posso solo ripetermi “devo andare avanti; e in un modo o l’altro ci vado. Brutta malattia, la fragilità.
L’inglese era una di quelle creature timide che arrossivano facilmente e non sapevano che cosa farsene delle mani.”Chissà perché” meditò la madre dello Shah “le occidentali arrossiscono con tanta facilità? Forse sarebbero meno imbarazzate se portassero il velo”.