Irena Kapo – Abitudine
I messaggi scritti tra persone che non si conoscono prendono le sfumature e le intonazioni di chi le legge, non di chi le scrive.
I messaggi scritti tra persone che non si conoscono prendono le sfumature e le intonazioni di chi le legge, non di chi le scrive.
Si pensa sempre a ciò che s’è lasciato; l’abitudine rende l’uomo beato.
Spesso non ce ne rendiamo conto, ma siamo “malati di abitudine”. Chi è abitudinario accetta qualsiasi cosa, qualsiasi dolore. Per abitudine si vive accanto a persone odiose, che ci sono indifferenti, si impara a portare le catene, a subire ingiustizie, a soffrire, ci si rassegna al dolore, si è impotenti nel reagire. L’abitudine è il più spietato dei veleni, entra in noi lentamente, silenziosamente, cresce poco a poco nutrendosi della nostra vita, e quando ce ne rendiamo conto è ormai troppo tardi, ogni nostro gesto è condizionato, continuiamo ad “amare”, per abitudine, una persona “estranea”.
Chi si scandalizza è sempre banale: ma, aggiungo, è anche sempre male informato.
Troppe delusioni causate da facili illusioni.
Un verme, anche se travestito (di sua volontà) da bruco, resterà sempre semplicemente un verme…
Si può, soffrendo, convivere con la malattia ma non col dolore; esso toglie la voglia di vivere.