Italo Svevo – Morte
Quando si muore si ha ben altro da fare che di pensare alla morte.
Quando si muore si ha ben altro da fare che di pensare alla morte.
Ricordo mio nonno, un contadino: quando gli chiedevo “Cosa fai, nonno?”, rispondeva “aspetto la morte”. Per me non era mai una risposta tragica perché per lui aspettare la morte significava attrezzarsi, nell’ultima parte della vita, ad affrontarla con tutte le armi dell’uomo (lo scherno, l’ironia, la tristezza, l’amicizia, l’amore), ma mai ad esorcizzarla. Noi invece la dobbiamo esorcizzare con i nostri “gesti segreti” perché crediamo solo nei fatti. E di fronte al “fatto della morte”, che non si può controllare perché si è “assenti” nei riguardi di esso, possiamo solo fare scongiuri o “dare i numeri”.
Ognuno è dispiaciuto di morire ma nessuno è dispiaciuto di essere morto.
Se devo morire, andrò incontro alla morte come ad una sposa e la stringerò fra le mie braccia.
Non si dovrebbe mai uccidere un uomo che sta per commettere suicidio.
La più grande paura dell’uomo non è morire, ma essere dimenticato.
Tutto finisce affinché tutto ricominci, tutto muore affinché tutto viva.