Pablo Neruda – Figli e bambini
Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé.
Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé.
Quando due persone non si amano più è giusto che prendano strade diverse, quando una famiglia si sfascia è sempre una sofferenza, ma il problema è fra uomo e donna, e chi non ci deve rimettere sono i figli che già soffrono per la situazione e non è giusto che debbano subire anche l’odio fra mamma e papà.
Il piccolo si protende verso di lei grandi occhi sgranati, fiduciosi. La madre lo abbraccia protettiva, mani dolci e ruvide, sguardo avvolgente. Poi volge altrove rughe polverose lo solcano. Guarda il figlio, sorride.
Breve l’amore, lungo l’oblìo…
La parola è un’ala del silenzio.
Cari studenti di tutte le età, ricordatevi sempre che la cultura e la scuola sono importanti, ma fino ad un certo punto; se avete il cervello in “pappa” a causa del troppo studio, prendetevi una pausa e ricordate che la scuola è solo una piccola parte della vita. Inoltre è uno dei pochi luoghi in cui è possibile sbagliare, imparare dal proprio errore e rimediare.
Quando erano piccoli i miei figliho impresso quel viso di dopo che avevano fatto un guaio,mi guardavano con occhi da cerbiattie mi dicevano ingannandomi innocentementenon lo faccio più.Mi mancano quegli annie mi manca forse anche quando io da piccolalo dicevoperché ora che sono una donnavorrei tanto essere perdonatae vedere il sorriso sotto i baffiche sa che succederà ancorama tenta di perdonarti.Noi adulti ci impegniamo sistematicamente ad appesantirci la vita.