Rosaria Brancato – Morte
Solo scoprendo noi stessi e soffrendo le nostre pene potremo morire serenamente.
Solo scoprendo noi stessi e soffrendo le nostre pene potremo morire serenamente.
Ho smesso di combattere, non di lottare. Ho smesso di correre, non di vivere. Ho smesso di aspettare, non di sperare. Ho smesso di comprendere, non di imparare. Ho smesso di credere alle favole, non di sognare. Ho smesso di aver paura della morte, tanto quando sopraggiungerà non mi troverà più in vita.
Ma se i morti sono in Paradiso, perché portare i fiori al cimitero?E se malauguratamente fossero all’inferno perché illuminarli con futili lumi di cera? Potrebbero forse guardarci indignati?Se l’anima vive ed è invisibile non sarebbe meglio rimembrarli col pensiero anch’esso invisibile e intoccabile?E se l’anima sopravvive alla morte perché li chiamiamo defunti?
Una donna sempre pia e timorata di Dio, alla morte del suo unico grande amore, rinnega tutto, tutto in quel che ha creduto e amato. Non ama niente, non si capacita all’idea che persone con grandi doti villane, restino sulla terra, mentre persone che lavorano sodo, e son amanti della buona vita vengono privati dagli affetti più cari in giovane età. La donna non ha pace, trova conforto nelle parole di un prete: donna se tu dovessi scegliere dei fiori da portare alla persona cara, e ti troveresti in un prato, quale sceglieresti? I fiori più belli e vivi di colore o quelli bui e spenti? Il nostro signore agisce così raccoglie dalla terra i fiori più belli.
Oggi i giovani hanno una sola risorsa, il tempo. E una sola possibilità, investirlo.
La morte non è niente.Non conta.Io me ne sono solo andata nella stanza accanto.Non è successo nulla.Tutto resta esattamente com’era.Io sono io e tu sei tu e la vita passatache abbiamo vissuto così bene insiemeè immutata, intatta.Quello che siamo stati l’uno per l’altro,lo siamo ancora.Chiamatemi con il mio vecchio nome.Parlate di me con la facilità che avete sempre usato.Non cambiate il tono della vostra voce.Non assumete un’aria forzata di solennità o di dolore.Ridete come abbiamo sempre risodegli scherzi che facevamo insieme.Sorridete, pensate a me e pregate per me.Fate che il mio nome rimanga per semprequella parola familiare che è stata.Pronunciatelo senza sforzo,senza che diventi l’ombra di un fantasma.La vita significa tutto ciò che ha sempre significato.È la stessa che è sempre stata.C’è una continuità assoluta, ininterrotta.Cos’è questa morte se non un incidente insignificante?Perché dovrei essere lontana dal vostro cuoredal momento che non sono con voi?Vi sto soltanto aspettando da qualche parte,molto vicino, appena svoltato l’angolo.Va tutto bene.
Funerea falce nell’infinito ventre oscilla sul capo dei condannati a vita.