Giuseppe Caputo – Filosofia
A volte mi chiedo se non sia proprio la libertà la nostra unica catena.
A volte mi chiedo se non sia proprio la libertà la nostra unica catena.
Cose, come per esempio la grandezza, la sanità, la forza e, in una parola, della sostanza di tutte le cose, di ciò che ciascuna è. La verità di esse si contempla forse mediante il corpo o avviene che chi di noi si accinge più degli altri e con più accuratezza a pensare ciascun oggetto della sua indagine in sé, costui si avvicina il più possibile alla conoscenza dell’oggetto? E potrà farlo nel modo più puro chi si dirigerà verso ciascun oggetto, il più possibile, con il solo pensiero, senza intromettere nel pensiero la vista e senza trascinarsi dietro con il ragionamento alcun altro senso, ma utilizzando solo il puro pensiero di per se stesso, andrà a caccia di ciascuno degli enti in sé nella sua purezza, dopo essersi liberato il più possibile da occhi, orecchie e, a parlar propriamente, da tutto il corpo, perché turba l’anima e non le consente di acquistare verità e intelligenza, quando comunica con essa. Non è forse costui, Simmia, se mai altri, che coglierà l’essere? È straordinariamente vero, disse Simmia, ciò che dici, Socrate.
Le parole dei profeti sono scritte sui muri della metropolitana e nei corridoi delle case popolari e sussurrate nel suono del silenzio.
L’Opportunità è una ciclica esperienza, riconosciuta dalla scienza come imprevedibile evenienza.
La realtà definisce se stessa.
Quando il silenzio è costruttivo il messaggio non ha bisogno di essere veicolato perché giunge alla mente senza prefazioni.
Non ci sarebbe alcuna filosofia senza l’arte di ignorare le obiezioni.